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★ Dominis, Marcantonio (de) [1560-1624]. Evripvs sev de flvxv et reflvxv maris, sententia Marci Antonii De Dominis Archiepiscopi Spalatensis. Ad illvstrissimvm principem Franciscvm Barberinvm S.R.E. Card. amplissimvm. Romae, apud Andream Phaeum, MDCXXIV (1624). Svperiorvm Permissv.

In 4° (21 cm), ✝4 A-I4, cc. [4], pp. 72. Stemma del Cardinale Francesco Barberini, dedicatario, al frontespizio. Incisioni in rame nel testo alle pagine 6, 9, 15, 17, 22, 29, 31, 36, 45, 48. Il verso del titolo è bianco. Capilettera e finalini xilografici. La dedica è datata in ✝4 recto Romae, Idibus Octobris MDCXXIII (15 ottobre 1623).

Opera che sfiora appena la disciplina astrologica, trattando del fenomeno delle maree sotto profilo diverso e quantomeno nelle intenzioni dell’Autore in termini scientifici. Traggo da Wikipedia le seguenti ed esaurienti notizie su questo testo “L'altra opera scientifica di de Dominis è un libretto sulle maree dal titolo Euripus, seu de fluxu et refluxu maris sententia pubblicato nel 1624 e dedicato al cardinale Francesco Barberini, nipote del papa Urbano VIII, per ottenere un suo appoggio nel processo che l'Inquisizione stava preparando contro di lui. Il titolo ricorda le correnti causate dalle maree e che si osservano nello stretto Euripo fra l'isola di Eubea e la terraferma greca. In questo piccolo libro de Dominis espone una teoria, in buona parte corretta, nella quale le maree sono attribuite ad una forza, simile a quella magnetica, esercitata dalla Luna e, in misura minore, dal Sole [a pagina 4 scrive in effetti: Corpora coelestia, a praesertim ipsa duo magna luminaria Solem & Lunam habere magnam vim, magnamque actionem in haec inferiora exercere, nemini dubio est] sulle acque dei mari. Con tali forze si spiegano i cicli semidiurno e bimensile delle maree in modo abbastanza soddisfacente. Lo sviluppo della teoria però appare talora affrettato e non molto coerente; inoltre l'autore si basa su alcune considerazioni poco giustificabili, come il prevalere delle influenze lunari per la natura umida di questo corpo celeste. L'opera quindi non presenta grande originalità, molto probabilmente riprende testi più antichi, ma ha il pregio di scartare tutte le ipotesi sostanzialmente di fantasia e prive di riscontri verificabili (gorghi sottomarini, fuochi subacquei, attività respiratoria della Terra) invocate ancora nel XVII secolo per spiegare le maree. La teoria di de Dominis, che ripropone sostanzialmente quella che era stata esposta, secoli prima, da Jacopo Dondi e Federico Crisogono [vedi la scheda n. 1664: ndr], potrebbe derivare dagli studi di Seleuco di Babilonia.”

Esemplari: Bibl. Dipartimento Farmacologia Meneghetti, Università di Padova; Bibl. centr. Regione Sicilia, Palermo; BNF (2); British Library; Bryn Athyn College, Pennsylvania.

Bibliografia: Riccardi I 1 418; Thorndike VII pp. 107-108.