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★ Fulke, William (Fulcone, Gulielmo o “Fulco”) [1538-1589]. Ouranomakhia,// [caratteri greci], hoc est,// Astrologorvm lvdvs:// ad bonarum artium, & Astrologiae in primis studiosorum// relaxationem comparatus, nunc primum illu//stratus, ac in lucem aeditus, per// Gvilielmum Fvlconem// Cantabrigiensem.// Abacus & Calculi vaeneunt apud Guilielmum Io//nes, in longa officina, ad Occidentalem// Paulini templi portam. Londini,// per Thomas Eastum & Henricum Middletonnm [sic],// impensis Gulielmi Iones.// 1571

In 4° (18 cm), A² B-F4 (F2 verso è segnata F3) G² , cc. [23] [1 bianca]. Schema vuoto di un oroscopo di forma circolare (del tutto infrequente nei secoli XVI-XVII), a piena pagina, in B2 verso. Schema “aspettario” a piena pagina in B3 verso (360 piccoli quadrati x 12). In fondo a B4 verso riproduzione dei simboli dei Pianeti in fila orizzontale per il gioco dell’esercito; sotto i simboli, i ruoli e i censi in cui l’esercito è diviso (dall’Imperator al vulgus). In C1 recto nuova fila orizzontale, con disegno diverso, dei simboli dei Pianeti, da utilizzarsi per il gioco degli scacchi. Il verso del titolo è bianco. Capilettera xilografici. Dedica a Gulielmus Cecilius senza data né luogo.

Prima edizione.

Nonostante il libro qui descritto sia stato stampato a Londra, è in latino (ma in questa lingua scriveva Fulcone) ed è davvero all’altezza dei testi veneziani sotto il profilo editoriale. E già questo è stato per me motivo di sorpresa. Poi, l’oroscopo circolare, in una forma e con una grafica uguale a quelli che oggi si stampano dai programmi di astrologia, e soprattutto la spiegazione che dà Fulcone: la forma quadrata è più comoda, scrive, ma quella circolare coeleste sphaera melius exprimit. Spiega poi meticolosamente come disegnare e utilizzare quella forma del tutto inconsueta per l’epoca. Con la stessa cura Fulcone spiega la funzione e le ragioni dello schema a quadratini di cui ho detto nella descrizione del libro: lo schema riproduce le 12 parti dello Zodiaco e i 360 gradi da cui è “composto” (o, meglio, suddiviso). Ma l’aspetto veramente formidabile di quest’opera è che l’astrologia è trattata come un gioco, una cosa simile a Monopoly o Risiko: mai visto un approccio al tema della disciplina astrologica come questo! Così, suggerisce come giocare con la costruzione di un esercito (il Sole è l’imperatore; Venere e Mercurio il vulgus di entrambi i sessi), magari utilizzando i Pianeti quali pedoni degli scacchi, tutti da colorare a seconda delle loro caratteristiche (il Sole oro, Marte rosso, la Luna argento e così via). Il gioco dell’esercito funziona un po’ come il gioco dell’oca, con l’attribuzione di diversi movimenti ai singoli Pianeti: il Sole qui incedit semper per unum gradum solum, sine ullo regressu iuxta signorum ordinem progrediens; la Luna è veloce, ma può essere retrograda, e quindi tornare indietro; gli altri Pianeti viaggiano invece con “passi” di diversa lunghezza e non si muovono all’interno di un solo Segno. Saturno e Giove comunque eodem motu incedunt ambo. Il primo percorre lo Zodiaco per 110 gradi; il secondo per 120. Marte invece va in fretta, ma è lento (per la metà) quando deve retrocedere: del resto, è un militare. Venere e Mercurio sono il vulgus, e dunque sono mobili & incostantes e vario & molteplici motu gaudent, ma si muovono per non più di un grado alla volta. Il testo prosegue poi spiegando lo sviluppo del gioco, le guerre, le conquiste, i massacri, i saccheggi. Le armi sono necessarie, scrive, e allora fa ricorso alle cosiddette dignitates attribuite dagli astrologi ai singoli Pianeti. Nel domicilio sono attribuite di regola quinque dignitates; nell’esaltazione tres, che diventano molto di più in casi specifici, un po’ troppo complicati da spiegare: per esempio, se un Pianeta non solo è in domicilio e in esaltazione (cosa che per la verità non è prevista in astrologia), ma è anche in sua triplicitate, allora le dignitates diventano duodecim. Insomma: il gioco è davvero complicato! Ribadisco però che è un’opera assolutamente unica nel mondo dell’astrologia, dei suoi fautori e praticanti e dei suoi detrattori: una presa in giro eccezionale, straordinaria, di humor britannico ante litteram (o forse no: anche nel ‘500 esisteva!) e mi piacerebbe tanto trovare questo libro e comprarlo, invece che limitarmi, come ho fatto, a leggerne le immagini in digitale degli esemplari di proprietà della Österreichische Nationalbibliothek Wien e della British Library, che ha, quest’ultima, violato per una rara volta la barriera eretta dalle biblioteche inglesi e scozzesi, che non consentono di accedere alla stragrande maggioranza dei libri inglesi e scozzesi (peraltro tutti bruttissimi, con l’eccezione di questo e di pochi altri), salvo non si faccia parte di poche università (tra le quali non quella in cui insegno, che pure è la Statale di Milano, non l’ultima della categoria). Forse l’ho già scritto: a nulla è valso spiegare per cosa mi sarebbe servito l’accesso: la regola è la regola, mi è stato risposto per iscritto.

Esemplari: Weston RBRMSS, Oxford; Bodleian Library, Oxford; University College London; Westminster Abbey, London; British Library; Birmingham University; Trinity College Library, Dublin; Österreichische Nationalbibliothek Wien; Missisipi State University.

Altra edizione: 1572, Londini, per Thomam Eastum & Henricum Middeltonum, impensis Guilielmi Iones, in 4°, A2 B-F4 G2, cc. [24], con l’incipit del titolo modificato in Oypanomaxia. Esemplare della Bodleian Library, Oxford. Bibliografia relativa: Graesse II 645 e Brunet II 1420.